martedì 19 febbraio 2013

Sono solo sogni.


Ho perso il sonno. Ho fatto un falò con tutti i brutti sogni e le insicurezze e a mezzanotte sulla spiaggia ho presentato come tributi al mare i demoni che abitano la mia mente. Ho elevato in sacrificio la mia buona sorte, alle onde ho dato in pasto i nostri corpi , le nostri carni mutilate dal tempo. E mentre le fiamme riducevano tutto in cenere, ho osservato in silenzio quel fuoco divorare i nostri giorni fatti di vuoto quotidiano, dalle sembianze incerte. Non ci sarò salvezza per me, da sola, qui. Alzerò gli occhi al cielo, le braccia aperte, urlerò il tuo nome, che tanto gli dei sono sordi e bugiardi.


Accendo la macchina e guido verso casa. Scendo e lo vedo lì, candido, fragile, mai spezzato, mai domato, il bucaneve che nasce dalle nevi di Mosca, fiorisce dalla merda, dal torpore, si eleva sul dolore. Un bambino lo raccoglie e me lo posa tra i capelli. Forse c'è ancora speranza per me. 

venerdì 6 aprile 2012

Red Random Thoughts

Sto ascoltando discorsi noiosi mentre alla tv passano il video di Rabbit Heart, e allora sento scalpitare la menade che è in me. Sequesto la mente per un po', giusto il tempo necessario affinchè si riposi, e mi ritrovo a sognare ad occhi aperti vere braccia che mi circondano, multipli di due. Dicono sia peccato, ma dei signori della guerra che mi dite? Sono alla fermata dell'autobus, aspetto e nel frattempo compro un mazzo di tulipani e l'odore dei fiori mi da alla testa. Quante cose si potrebbero dire su un odore. Per non parlare dei colori, che per me ogni stato d'animo è un colore. E mentre ripercorro i miei piccoli fallimenti della giornata mi accorgo del rosso del cielo. Se l'arte è vestita, la poesia dev'essere nuda.

mercoledì 4 gennaio 2012

Non temere, non ho appeso le armi al chiodo, aspetto solo il momento giusto per attaccare.

lunedì 26 dicembre 2011

Every demon wants his pound of flesh.

Imbratto di ricordi il muro del rimpianto, vernice tossica a base di peccato. Mi armo di tenaglie rimuovo il corpo estraneo celato da schermaglie e intriso di virtù.
Non entrare nella tana, tentatore, entità insana.
Cassetto stipato di apparenze, lo riordino zelante in attesa di tracciare tormenti sul tessuto. Sfioro quel profilo guidata dalla lama luccicante, io, eccitato carnefice.
Dicembre speso ad aspettare apparizioni e in seconda fila stanno le illusioni. Domare domande che emergono ermetiche più che mai nel triste girone del gioco che non giunge a compimento.
Lento pulsare, è questo il modo di destare il deserto. Male in polvere da assumere per bocca. Non serve il miele per edulcorare ciò che ha un sapore letale.

domenica 25 dicembre 2011

Sono anche qui, non sola, ma in compagnia di un amico e dei miei pensieri sempre troppo rumorosi a imbrattare queste pareti virtuali. Vi aspetto.

sabato 19 novembre 2011

Comequando.

Come quando la nebbia entra dalle finestre e si prende i miei pensieri poco lucidi già di loro.
Come quando ti isoli dal resto del mondo perchè ti vedi come una particella infettante e io non lo capisco e lo detesto.
Come quando vorrei prendere possesso di un corpo solo guardando la sua mente.
Come quando il perchè è più importante del cosa e la realizzazione conta più dell'idea.
Come quando a fine giornata sento il peso di ogni singolo muscolo, che è sempre minore del peso delle parole non dette.
Come quando il dove non ha importanza se è sostenuto dal con chi.
Come quando scrivo e non so mai cosa ne verrà fuori, ma so cosa mi rimane dentro.

sabato 12 novembre 2011

Leave my body. Or stay.

Leave my body. Or stay.

Sigillati nei nostri corpi che ci appaiono ora terra senza confini, ora macchia sporca e scomoda. Di sera, di fronte a un bicchiere riempito di rosso, i demoni vengono a farci visita e a giocare a palla con i sensi di colpa, come vecchi amici. E il corpo diventa carne da dare in pasto ai miei demoni. Le loro braccia mi trasportano in angoli che non conosco (sono ancora dentro al mio corpo?).

E avevamo freddo ed eravamo chiari, senza colori sulla pelle. Eravamo leggeri e sottili come la carta, e tuttavia lo sai che la carta è tagliente come la lama di un bisturi. Siamo come alberi le cui foglie hanno scelto il suicidio d’autunno. E i rami rimangono nudi, come statue di marmo greco che non sentono il tempo.

Sono nata sotto una nuvola grigia, sarai abbastanza forte per rimanere ad affrontare il temporale o fuggirai?

Alienazione

Vedo diversi volti che vagano in cerca di una storia da rappresentare. Ma al di la del vestito che cosa rimane?
Mi ricordo di un fragile involucro di antiche paure. Vestiva di nero ogni ricordo più intimo.
Vernice tossica, gli piace assorbire i fluidi più dolci del sabato sera. Tracciare segni sul muro che si tramutano in visionarie follie. Gesto fatale accordare quelle corde che non vogliono saperne di sentieri facili.Seguire la corrente non comporta sforzi. Denudarsi velo per velo lo sai che è più amaro.
Frammenti che si fanno attraversare dalla luce come dall'ombra, specchi rotti sull asfalto. Riduci in frantumi le maschere intorno.
E nonostante non abbia senso, mi ubriaco di vento. Mi disperdo nel canto. Mi dissolvo nel movimento.
L'amore più bello è l'amore che non c'è.

sabato 5 novembre 2011

Ciò che cerco a fine giornata.

Ciò che cerco a fine giornata è una tasca per riporci le parole che non ho detto oggi e che dirò domani, se non me le dimentico li dentro come i centesimi o gli scontrini.
Ciò che cerco a fine giornata è una voce, che non sia la mia, ma quella di David Bowie.
Ciò che cerco a fine giornata è un orologio senza lancette, per liberarmi dalle catene del tempo sotto forma di sveglie, scadenze, turni.
Ciò che cerco a fine giornata è pulizia nel mio corpo, sotto la doccia. E pulizia attorno a me. Le bugie di sera hanno gambe più forti, risparmiamele.
Ciò che cerco a fine giornata è un libro, per uscire dalle mie quattro mura stando sul divano.
Ciò che cerco a fine giornata è una risata bella lunga, di quelle che ti fa male il diaframma e ti viene il singhiozzo.
Ciò che cerco a fine giornata è una telecamera per vedere quello che i miei occhi hanno perso mentre guardavo il cellulare.
Ciò che cerco a fine giornata è questa pagina bianca, che vorrei riempire di tutte le schifezze e non che mi girano in testa, ma che non escono quando è il momento.
Ciò che cerco a fine giornata non è quasi mai ciò che trovo, perchè si sa che le aspettative non corrispondono mai alla realtà.
Ciò che cerco a fine giornata è lo spazio nel mio letto, vuoi riempirlo?

lunedì 31 ottobre 2011

Leave my body.

L’acqua assume la forma del recipiente che la contiene, ma conserva il suo volume. Quante forme ho assunto io, da quella che si nascondeva sotto strati di falsa indifferenza, a quella che aveva la primavera sulle labbra e l’autunno nel cuore.
E il mio volume, al contrario di quello dell’acqua, muta continuamente, per contenere a sua volta altri volumi, altre superfici, altri perimetri.
In questo gioco di scatole cinesi dove è finito il mio contorno? Si è fuso con gli altri, sotto i fumi del piacere effimero, mascherato da coerenza, o forse egoismo.
Cala il sipario, la musica finisce, i colori si ritirano in silenzio.
Mi disperdo nel canto.
Nel frattempo tanti personaggi vagano in cerca della propria storia da rappresentare.
Ma sotto il vestito cosa rimane?

domenica 30 ottobre 2011

Filosofismi.

Nasciamo da soli. Moriamo da soli. E mentre siamo qui siamo assolutamente, completamente sigillati nei nostri corpi. La nostra unica esperienza del mondo esterno passa per la distorta percezione che ne abbiamo.
Ecco, a volte non so cosa darei per sbarazzarmi di tutti questi filtri, di tutte le lenti con cui guardo il mondo. Eliminando questo velo troverei la verità? O troverei solo una grande distesa bianca, un agglomerato del nulla? E a quel punto cosa me ne farei di una scoperta del genere? Tornerei a indossare le mie lenti? Quanta insoddisfazione alberga nell'essere umano.

venerdì 28 ottobre 2011

Bolle.

Se le bolle di sapone non fossero così fragili le userei per accorciare distanze, raccogliere meraviglia dagli occhi, regalare tutte quelle cose che non possono essere contenute in un pacchetto, come i sogni,  l'aroma del caffè al mattino, pinze per prendere la gente dal lato giusto. E sveglie, ma non di quelle fastidiose che distruggono i sonni, ma quelle per aiutare a (ri)alzarsi  chi non riesce a farlo da sè.

sabato 22 ottobre 2011

PeriMEtrie.

Ci sono giorni in cui la mia forma e contorni del mio corpo mi stanno terribilmente stretti. Le responsabilità, le cose che si presuppone io debba sapere e gli impegni si accumulano come scorie, col risultato che vorrei non essere io a contenerle tutte.
Ci sono giorni in cui uscire da me stessa diventa un'impresa, e il cerchio dei pensieri mi stringe la testa, il collo, il diaframma. Mi chiedo se ci sia un interruttore da qualche parte del cervello, che riesca a spegnerlo senza ucciderlo. Mi chiedo se ci sia un anello debole nel contorno di me, una piccola via di fuga, un' uscita di emergenza verso non so nemmeno cosa di preciso, ma qualcosa che è altro da me. E se ci penso dev'essere la stessa via di fuga che permette agli altri di entrarmi dentro senza che io me ne accorga.

sabato 15 ottobre 2011

Molto spesso una crisi è tutt'altro che folle.

Quante volte il caso ha l'abitudine di infilarsi nella nostra vita rimescolando le carte e facendoci sentire come semplici corpi in balia delle onde. E finiamo puntualmente col volere una spiegazione. Perchè noi esseri umani pretendiamo una spiegazione per ogni minima cosa. Diffidiamo da tutto ciò che non ha contorni netti, mentre amiamo le definizioni e gli automatismi. A scuola odiavo le definizioni. Ci venivano dettate da manuale, parola per parola, e dovevi ripeterle al professore esattamente così, altrimenti significava che non avevi studiato.
Amavo invece quando la prof. ci leggeva un testo e lo commentava dal suo punto di vista, confrontandosi con noi. Era un bel modo per stimolarci a pensare col nostro cervello, ed è proprio questa la cosa più importante che va imparata. A nessuno interessa che sappiate parafrase la Commedia di Dante, se non riuscite a farla vostra in un qualche modo.
Per questo dovremmo apprezzare il caos del caso. Perchè anche se si diverte a cercare di abbattere le certezze, allo stesso tempo ci da il modo di fermarci a pensare, allontanandoci per un attimo dal nostro piccolo mondo impostato. Per decostruirci e ricostruirci.

mercoledì 28 settembre 2011

Com-baciar-si.

In greco la parola "simbolo" designava le due metà di un coccio, che una volta spezzate, potevano essere ricomposte avvicinandole. In questo modo le due persone proprietarie di una delle due metà, potevano riconoscersi anche a distanza di anni. I pezzi di coccio hanno fratture caratteristiche, che combaciano perfettamente perchè provenienti da un unico elemento che si divide. I simboli sono un po' come te e me. Vaghiamo senza un percorso preciso, per anni, noi, anime smarrite in cerca di noi stessi. Fino a che, per caso, ci capita di riconoscere chi porta segni che combaciano con i nostri, ed è come una parte mancante che torna da lontano a combaciare.  
Così bella che mi chiedo se provenga dall'abisso o dagli astri. 
 

domenica 25 settembre 2011

...Nei giorni in cui eravamo lontane camminavo smarrita, spersa come il cane abbandonato sul ciglio della strada che non trova più la sua casa. Tu c'eri, ma non c'eri più. Eri lontana ed eri dentro di me. Io scrivo e parlo con le tue parole, perchè vorrei essere te. Oggi viviamo anche per domani, quando questi ricordi saranno il sale dei giorni e delle notti a venire. Io sono agosto e settembre, io per te sono febbraio e aprile. Io voglio essere tutto il tempo che tu vorrai che io ti rimanga accanto.

Guido Conti- Le mille bocche della nostra sete

giovedì 22 settembre 2011

Bjork- Isobel

In un cuore pieno di polvere
Vive una creatura chiamata lussuria
Sorprende e intimorisce
Come me
Come me

In una torre di acciaio
La Natura redige un accordo
Per far nascere un bellissimo inferno
Come me
Come me

mercoledì 21 settembre 2011

What the hell I'm doing here?

Capita che il fluire degli eventi ci trascini via, rubandoci pezzi di noi, così che nella confusione non riusciamo più a trovarci. Siamo piccoli, soggetti a fluttuazioni, ci facciamo toccare con una facilità estrema, dal tempo atmosferico, dai suoni, da poche righe su un foglio bianco. Cadiamo tante volte, abbiamo una collezione di cicatrici in posti impensabili, una sorta di mappa che traccia una strada più o meno intricata verso lui, lei, loro, gli altri.
Ma non abbiamo una mappa che porti a noi stessi.
Le sole X che conosciamo sono le incognite, altro che le X del tesoro. Siamo un insieme di trame iniziate e non finite, un insieme di storie da vivere.
Sai cosa vorrei? Vorrei avere un filo di Arianna color della luna, prenderti per mano e guidarti verso l'ignoto, e se cadrai sarò al tuo fianco a dirti che ogni ferita ci insegna qualcosa. Se avrai paura, la sommerò alla mia, la mischierò alla terra che tieni sotto i piedi, quella che sa muovere palazzi e case, così  che la paura sarà più malleabile, e ne faremo un grosso vaso di Pandora, da aprire da sotto, che sotto c'è la speranza, come sai.
Ogni strada avrà i suoi colori e i suoi suoni, e noi saremo note, tasti, corde, vibrazioni, sinfonie e arie.
Ci ciberemo dei nostri silenzi, e quando sarai sazia mi farò aria, quando avrai freddo nel cuore mi farò fuoco.
Guarderemo il mondo come bambini, useremo i cucchiai per mangiarlo meglio, userò il cucchiaio per raccoglierti quando sarai sul fondo, il coltello te lo passerò, dalla parte del manico, così che tu faccia a pezzi la sfiducia.
Dimenticheremo i punti, le virgole, e le regole della grammatica, dimenticheremo di essere soli da sempre, ma non ci dimenticheremo.
Alla fine del viaggio non so dove saremo. Anzi non so se finirà. Probabilmente mi sveglierò e non ci sarai, sarà stata tutta un'enorme illusione e mi avrai fregato, abbandonandomi su quel letto di foglie color della terra. Ma se sentirò il tuo odore, di oleandro e pioggia, mischiarsi al mio, quella sarà la mia X.

domenica 18 settembre 2011

Baudelaire- Spleen e ideale

Amo il ricordo di quelle epoche nude, le cui statue Febo si compiaceva indorare. Allora uomo e donna, nella loro mobilità, godevano senza menzogna e senza ansia; il cielo amoroso carezzava loro la schiena, ed essi così esercitavano le virtù del loro nobile corpo. Cibele, allora feconda di ricchi prodotti, non trovava che i figli le fossero di peso: lupa dal cuore gonfio di generosa tenerezza, nutriva l'universo con le sue brune mammelle. L'uomo vigoroso, forte, elegante, godeva del diritto d'andar fiero delle beltà che lo proclamavano re: frutti indenni da qualsiasi oltraggio, vergini di fenditure, la loro carne liscia e ferma chiamava i morsi.
Il Poeta oggi, se desidera immaginare quelle native grandezze là dove si mostrano le nudità dell'uomo e della donna, sente calare sulla sua anima un freddo tenebrore dinanzi a un quadro nero, spaventoso. O mostruosità piangenti il proprio abito! tronchi ridicoli, torsi degni di maschere; magri, poveri corpi torti, ventruti e flaccidi, che il dio dell'Utile, implacabilmente sereno, strinse, sin dalla nascita, nelle sue fasce bronzee. E voi donne, pallide ahimè come ceri, che il vizio insieme consuma e nutre, voi vergini, che trascinate l'eredità del peccato materno e tutte le brutture che porta la fecondità.

Noi abbiamo, è vero, noi nazioni corrotte, bellezze ignote a quei popoli antichi: visi smangiati dalle cancrene del cuore, bellezze fiorite dalla spossatezza. Ma queste invenzioni delle nostre ultime muse non impediranno mai alle razze malsane di rendere un omaggio profondo alla giovinezza - alla santa giovinezza, dall'aria semplice, dall'occhio limpido e chiaro come un'acqua corrente, che, incurante come l'azzurro del cielo, come gli uccelli e i fiori, sparge su tutto i suoi profumi, le sue canzoni e il suo dolce calore.