Vedo diversi volti che vagano in cerca di una storia da rappresentare. Ma al di la del vestito che cosa rimane?
Mi ricordo di un fragile involucro di antiche paure. Vestiva di nero ogni ricordo più intimo.
Vernice tossica, gli piace assorbire i fluidi più dolci del sabato sera. Tracciare segni sul muro che si tramutano in visionarie follie. Gesto fatale accordare quelle corde che non vogliono saperne di sentieri facili.Seguire la corrente non comporta sforzi. Denudarsi velo per velo lo sai che è più amaro.
Frammenti che si fanno attraversare dalla luce come dall'ombra, specchi rotti sull asfalto. Riduci in frantumi le maschere intorno.
E nonostante non abbia senso, mi ubriaco di vento. Mi disperdo nel canto. Mi dissolvo nel movimento.
L'amore più bello è l'amore che non c'è.
sabato 12 novembre 2011
sabato 5 novembre 2011
Ciò che cerco a fine giornata.
Ciò che cerco a fine giornata è una tasca per riporci le parole che non ho detto oggi e che dirò domani, se non me le dimentico li dentro come i centesimi o gli scontrini.
Ciò che cerco a fine giornata è una voce, che non sia la mia, ma quella di David Bowie.
Ciò che cerco a fine giornata è un orologio senza lancette, per liberarmi dalle catene del tempo sotto forma di sveglie, scadenze, turni.
Ciò che cerco a fine giornata è pulizia nel mio corpo, sotto la doccia. E pulizia attorno a me. Le bugie di sera hanno gambe più forti, risparmiamele.
Ciò che cerco a fine giornata è un libro, per uscire dalle mie quattro mura stando sul divano.
Ciò che cerco a fine giornata è una risata bella lunga, di quelle che ti fa male il diaframma e ti viene il singhiozzo.
Ciò che cerco a fine giornata è una telecamera per vedere quello che i miei occhi hanno perso mentre guardavo il cellulare.
Ciò che cerco a fine giornata è questa pagina bianca, che vorrei riempire di tutte le schifezze e non che mi girano in testa, ma che non escono quando è il momento.
Ciò che cerco a fine giornata non è quasi mai ciò che trovo, perchè si sa che le aspettative non corrispondono mai alla realtà.
Ciò che cerco a fine giornata è lo spazio nel mio letto, vuoi riempirlo?
Ciò che cerco a fine giornata è una voce, che non sia la mia, ma quella di David Bowie.
Ciò che cerco a fine giornata è un orologio senza lancette, per liberarmi dalle catene del tempo sotto forma di sveglie, scadenze, turni.
Ciò che cerco a fine giornata è pulizia nel mio corpo, sotto la doccia. E pulizia attorno a me. Le bugie di sera hanno gambe più forti, risparmiamele.
Ciò che cerco a fine giornata è un libro, per uscire dalle mie quattro mura stando sul divano.
Ciò che cerco a fine giornata è una risata bella lunga, di quelle che ti fa male il diaframma e ti viene il singhiozzo.
Ciò che cerco a fine giornata è una telecamera per vedere quello che i miei occhi hanno perso mentre guardavo il cellulare.
Ciò che cerco a fine giornata è questa pagina bianca, che vorrei riempire di tutte le schifezze e non che mi girano in testa, ma che non escono quando è il momento.
Ciò che cerco a fine giornata non è quasi mai ciò che trovo, perchè si sa che le aspettative non corrispondono mai alla realtà.
Ciò che cerco a fine giornata è lo spazio nel mio letto, vuoi riempirlo?
lunedì 31 ottobre 2011
Leave my body.
L’acqua assume la forma del recipiente che la contiene, ma conserva il suo volume. Quante forme ho assunto io, da quella che si nascondeva sotto strati di falsa indifferenza, a quella che aveva la primavera sulle labbra e l’autunno nel cuore.
E il mio volume, al contrario di quello dell’acqua, muta continuamente, per contenere a sua volta altri volumi, altre superfici, altri perimetri.
In questo gioco di scatole cinesi dove è finito il mio contorno? Si è fuso con gli altri, sotto i fumi del piacere effimero, mascherato da coerenza, o forse egoismo.
Cala il sipario, la musica finisce, i colori si ritirano in silenzio.
Mi disperdo nel canto.
Nel frattempo tanti personaggi vagano in cerca della propria storia da rappresentare.
Ma sotto il vestito cosa rimane?
E il mio volume, al contrario di quello dell’acqua, muta continuamente, per contenere a sua volta altri volumi, altre superfici, altri perimetri.
In questo gioco di scatole cinesi dove è finito il mio contorno? Si è fuso con gli altri, sotto i fumi del piacere effimero, mascherato da coerenza, o forse egoismo.
Cala il sipario, la musica finisce, i colori si ritirano in silenzio.
Mi disperdo nel canto.
Nel frattempo tanti personaggi vagano in cerca della propria storia da rappresentare.
Ma sotto il vestito cosa rimane?
domenica 30 ottobre 2011
Filosofismi.
Nasciamo da soli. Moriamo da soli. E mentre siamo qui siamo assolutamente, completamente sigillati nei nostri corpi. La nostra unica esperienza del mondo esterno passa per la distorta percezione che ne abbiamo.
Ecco, a volte non so cosa darei per sbarazzarmi di tutti questi filtri, di tutte le lenti con cui guardo il mondo. Eliminando questo velo troverei la verità? O troverei solo una grande distesa bianca, un agglomerato del nulla? E a quel punto cosa me ne farei di una scoperta del genere? Tornerei a indossare le mie lenti? Quanta insoddisfazione alberga nell'essere umano.
venerdì 28 ottobre 2011
Bolle.
Se le bolle di sapone non fossero così fragili le userei per accorciare distanze, raccogliere meraviglia dagli occhi, regalare tutte quelle cose che non possono essere contenute in un pacchetto, come i sogni, l'aroma del caffè al mattino, pinze per prendere la gente dal lato giusto. E sveglie, ma non di quelle fastidiose che distruggono i sonni, ma quelle per aiutare a (ri)alzarsi chi non riesce a farlo da sè.
sabato 22 ottobre 2011
PeriMEtrie.
Ci sono giorni in cui la mia forma e contorni del mio corpo mi stanno terribilmente stretti. Le responsabilità, le cose che si presuppone io debba sapere e gli impegni si accumulano come scorie, col risultato che vorrei non essere io a contenerle tutte.
Ci sono giorni in cui uscire da me stessa diventa un'impresa, e il cerchio dei pensieri mi stringe la testa, il collo, il diaframma. Mi chiedo se ci sia un interruttore da qualche parte del cervello, che riesca a spegnerlo senza ucciderlo. Mi chiedo se ci sia un anello debole nel contorno di me, una piccola via di fuga, un' uscita di emergenza verso non so nemmeno cosa di preciso, ma qualcosa che è altro da me. E se ci penso dev'essere la stessa via di fuga che permette agli altri di entrarmi dentro senza che io me ne accorga.
Ci sono giorni in cui uscire da me stessa diventa un'impresa, e il cerchio dei pensieri mi stringe la testa, il collo, il diaframma. Mi chiedo se ci sia un interruttore da qualche parte del cervello, che riesca a spegnerlo senza ucciderlo. Mi chiedo se ci sia un anello debole nel contorno di me, una piccola via di fuga, un' uscita di emergenza verso non so nemmeno cosa di preciso, ma qualcosa che è altro da me. E se ci penso dev'essere la stessa via di fuga che permette agli altri di entrarmi dentro senza che io me ne accorga.
sabato 15 ottobre 2011
Molto spesso una crisi è tutt'altro che folle.
Quante volte il caso ha l'abitudine di infilarsi nella nostra vita rimescolando le carte e facendoci sentire come semplici corpi in balia delle onde. E finiamo puntualmente col volere una spiegazione. Perchè noi esseri umani pretendiamo una spiegazione per ogni minima cosa. Diffidiamo da tutto ciò che non ha contorni netti, mentre amiamo le definizioni e gli automatismi. A scuola odiavo le definizioni. Ci venivano dettate da manuale, parola per parola, e dovevi ripeterle al professore esattamente così, altrimenti significava che non avevi studiato.
Amavo invece quando la prof. ci leggeva un testo e lo commentava dal suo punto di vista, confrontandosi con noi. Era un bel modo per stimolarci a pensare col nostro cervello, ed è proprio questa la cosa più importante che va imparata. A nessuno interessa che sappiate parafrase la Commedia di Dante, se non riuscite a farla vostra in un qualche modo.
Per questo dovremmo apprezzare il caos del caso. Perchè anche se si diverte a cercare di abbattere le certezze, allo stesso tempo ci da il modo di fermarci a pensare, allontanandoci per un attimo dal nostro piccolo mondo impostato. Per decostruirci e ricostruirci.
Amavo invece quando la prof. ci leggeva un testo e lo commentava dal suo punto di vista, confrontandosi con noi. Era un bel modo per stimolarci a pensare col nostro cervello, ed è proprio questa la cosa più importante che va imparata. A nessuno interessa che sappiate parafrase la Commedia di Dante, se non riuscite a farla vostra in un qualche modo.
Per questo dovremmo apprezzare il caos del caso. Perchè anche se si diverte a cercare di abbattere le certezze, allo stesso tempo ci da il modo di fermarci a pensare, allontanandoci per un attimo dal nostro piccolo mondo impostato. Per decostruirci e ricostruirci.
mercoledì 28 settembre 2011
Com-baciar-si.
In greco la parola "simbolo" designava le due metà di un coccio, che una volta spezzate, potevano essere ricomposte avvicinandole. In questo modo le due persone proprietarie di una delle due metà, potevano riconoscersi anche a distanza di anni. I pezzi di coccio hanno fratture caratteristiche, che combaciano perfettamente perchè provenienti da un unico elemento che si divide. I simboli sono un po' come te e me. Vaghiamo senza un percorso preciso, per anni, noi, anime smarrite in cerca di noi stessi. Fino a che, per caso, ci capita di riconoscere chi porta segni che combaciano con i nostri, ed è come una parte mancante che torna da lontano a combaciare.
Così bella che mi chiedo se provenga dall'abisso o dagli astri.
domenica 25 settembre 2011
...Nei giorni in cui eravamo lontane camminavo smarrita, spersa come il cane abbandonato sul ciglio della strada che non trova più la sua casa. Tu c'eri, ma non c'eri più. Eri lontana ed eri dentro di me. Io scrivo e parlo con le tue parole, perchè vorrei essere te. Oggi viviamo anche per domani, quando questi ricordi saranno il sale dei giorni e delle notti a venire. Io sono agosto e settembre, io per te sono febbraio e aprile. Io voglio essere tutto il tempo che tu vorrai che io ti rimanga accanto.
Guido Conti- Le mille bocche della nostra sete
Guido Conti- Le mille bocche della nostra sete
giovedì 22 settembre 2011
Bjork- Isobel
In un cuore pieno di polvere
Vive una creatura chiamata lussuria
Sorprende e intimorisce
Come me
Come me
In una torre di acciaio
La Natura redige un accordo
Per far nascere un bellissimo inferno
Come me
Come me
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